La crisi ha effetti strutturali sull'industria degli oli lubrificanti


  

Milano, 13 aprile 2010 - Le imprese degli oli lubrificanti confermano lo stato di crisi del settore e la necessità di interventi che modifichino il regime fiscale estremamente penalizzante che caratterizza il comparto in Italia, ovvero la Robin Hood Tax e l’imposta di consumo.

E' l'appello emerso dall'Assemblea, che si è svolta oggi, di Gail, il Gruppo che in Federchimica riunisce i produttori di oli lubrificanti.
Il settore in Italia produce 400.000 tonnellate all’anno equivalenti a 1,1 miliardi di euro e dà lavoro a poco meno di 3.000 addetti, ed è costituito da un centinaio di imprese, di cui la maggior parte sono di medie e piccole dimensioni.

L’Assemblea ha confermato alla Presidenza Cesare Guaita, Presidente e Amministratore Delegato di BP Italia S.p.A.

Guaita ha affermato che l’industria italiana degli oli lubrificanti sta attraversando una fase molto difficile per i forti effetti strutturali della crisi economica in atto.

Nel 2009 il mercato si è ridotto del 20%, in particolare gli oli lubrificanti per uso industriale hanno avuto una contrazione più elevata, pari al 23%. Le previsioni per il biennio 2010-2011, pur considerando gli effetti di una lenta ripresa a livello macroeconomico, indicano un recupero produttivo che non dovrebbe superare nei due anni il 5-6%. La contrazione del mercato a fine 2011 risulterà superiore al 20% rispetto a valori “relativamente” normali del 2007.

La necessaria flessibilità, per rispondere con oli lubrificanti specialistici e personalizzati alle esigenze della clientela italiana, impone alle imprese di operare strutturalmente con una elevata capacità inutilizzata degli impianti. Mentre in una situazione normale tale onere è sopportabile, ora il calo produttivo a medio termine del 20% determina un utilizzo degli impianti spesso sotto il 50% con effetti drammatici sugli equilibri economici, finanziari e occupazionali. Alla luce di ciò sono prevedibili a breve chiusure di impianti, in particolare da parte di imprese a capitale estero, e forti difficoltà per le medio-piccole imprese italiane.

La crisi del settore e di questa tipologia di imprese avrebbe un impatto negativo anche sulla base industriale del nostro Paese. L’offerta di oli lubrificanti in Italia si è, infatti, sviluppata nella direzione di una specializzazione funzionale a fornire risposte personalizzate alle esigenze di una clientela raffinata ma estremamente diversificata che non potrebbe trovare all’estero prodotti rispondenti a tutte le specifiche e personalizzazioni richieste.

l Presidente Guaita ha sottolineato che "la crisi in atto e i suoi effetti strutturali suggeriscono di affrontare queste particolarità settoriali con la volontà di eliminare le differenze che penalizzano le imprese italiane rispetto a quelle che operano negli altri paesi europei: la Robin Hood Tax e l’imposta di consumo".

Gli oli lubrificanti sono stati inseriti nell'ambito di applicazione della Robin Hood Tax in quanto "statisticamente" compresi tra i prodotti petroliferi; un'assimilazione del tutto impropria dato che i lubrificanti non sono prodotti petroliferi, utilizzando questi ultimi semplicemente come materia prima.

L'Italia è, poi, l'unico Paese europeo a gravare gli oli lubrificanti con un'imposta di consumo, prelievo assolutamente inappropriato non solo dal punto di vista fiscale ed economico, ma anche per le disarmonie che introduce a livello di mercato. I costi amministrativi, sia per le Imprese, sia per lo Stato, e gli effetti negativi di questa imposta sulla produzione di oli lubrificanti nel nostro Paese sono assolutamente sproporzionati rispetto all'esiguo gettito che ne deriva, oltre a penalizzare fortemente la competitività delle produzioni italiane rispetto a quelle europee.